Materiali per una rivoluzione culturale
«Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia».
don Lorenzo Milani
Tartaras (Loira). Inaugurazione del cippo commemorativo dei due resistenti Charles Castel e Charles Gourdou; insieme ai familiari dei due caduti ci sono la storica Michelle Destour e la sindaca di Échalas Christiane Jury.
Autore della foto: Progrès / Bernard Chavas.
Fonte della foto: https://www.leprogres.fr/rhone-69-edition-sud-lyonnais/2019/09/10/inauguration-d-une-stele-en-l-honneur-de-deux-resistants
Memorie della Résistance
🔴di Leandro Casini🔴
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Un grigio mattino e una triste storia partigiana
di Leandro Casini
Prato, un grigio mattino di metà maggio che non promette niente di buono. Entro presto a scuola (l’istituto tecnico-professionale dove in modo del tutto fortuito e precario insegno) per effettuare una sostituzione alla prima ora in una classe seconda che non conosco; in attesa della campanella scorro l’elenco degli studenti cercando d’indovinarne l’origine dai nomi e cognomi, poi la curiosità mi spinge a guardare le note disciplinari, eventi del tutto ordinari per una scuola di questo genere su cui non vale la pena soffermarsi troppo.
Suona la campanella e alla spicciolata cominciano ad entrare dei quindicenni-sedicenni assonnati che a malapena riescono a meravigliarsi per aver trovato ad aspettarli una faccia sconosciuta, un signore di una certa età e “consistenza” fisica che non avevano neanche mai incontrato o notato per i corridoi. In modo automatico ripongono il cellulare nell’apposito contenitore. Lo fanno volentieri? No, è evidente, e magari qualcuno di essi consegna il vecchio e si tiene in tasca il nuovo smartphone. Trucchetti del mestiere.
Faccio l’appello: noto che buona parte di coloro che hanno un cognome straniero o è assente o ha già interrotto la frequenza, giunto alla fatidica età di 16 anni in cui cade l’obbligo scolastico. Ahimè, un dato abbastanza “regolare” per questa scuola che sento mia in questa città che non è la mia.
Chiedo se hanno in programma per la giornata delle verifiche e li invito a ripassare biologia o inglese, a cui diversi di loro saranno chiamati per interrogazioni programmate. Ogni tanto qualche battuta o qualche osservazione: l’invito a togliere i piedi dalla sedia o a tirare giù il cappuccio della felpa…
«Lei che insegna, prof?», chiede uno.
«Francese», rispondo. È una classe di spagnolo (seconda lingua straniera dopo l’inglese, ovviamente) e tirano un sospiro di sollievo, come a dire: «Beh, almeno non comincerà a farci fare la presentazione in lingua».
Riprendono le loro attività, chi di ripasso chi di ricreazione extra (volevo dire “cazzeggio” ma a scuola suona male…).
Tutto scorre nell’apparente indifferenza generale fino alle otto e mezzo, poi Antonio si alza e viene alla cattedra:
«Prof, lo sa che io sono francese?», mi dice.
«Ah, sì? Hai un genitore francese?».
«Sì, e mia nonna vive a Lione».
«Sei andato a trovarla qualche volta? Ti è piaciuta la città?».
«Sì, qualche anno fa. Lo sa che il mio bisnonno era partigiano? Però gli è andata male, è morto per la liberazione della Francia. Era un artificiere, e sua moglie era inglese. Purtroppo la macchina su cui viaggiava con il suo compagno venne bombardata da un aereo inglese che li aveva scambiati per tedeschi. C’è anche un articolo in Internet, in francese…».
Antonio e il suo orgoglio per il bisnonno «Charles Castel, mort pour la France» (questa è la formula d’onore per i caduti per la liberazione della Francia dal nazifascismo) sono i raggi di sole che illuminano la mia giornata nata grigia. La ricerca di una storia partigiana si profila nell’arco di questo giorno di metà maggio.
Mi faccio dare il link all’articolo e a casa inizio le ricerche: un sito pubblica le biografie dei partigiani francesi e degli esponenti del movimento operaio; altrove emergono le foto dell’inaugurazione di una stele commemorativa per i due partigiani caduti, trovo i loro ritratti su una rivista di paese.
Decido che è il caso di condividere questa triste (eppur luminosa) storia partigiana.
Leandro Casini
Inserito il 15/05/2026.
I due caduti per la liberazione della Francia Charles Gourdou (1911-1944) e Charles Castel (1913-1944).
Fonte delle foto: «Tartaras», Magazine d’informations municipales, Année 2024.
Memorie della Résistance
Dal Dizionario biografico del movimento operaio «Le Maitron»
di Michelle Destour
Quanto “cuba” Firenze?
Dal giornale «la Repubblica - Firenze»
Intervista a cura di Ernesto Ferrara
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Un «grido di dolore» per Sollicciano. L’idea di San Miniato per una nuova manifestazione per la pace. Un’altra potente scossa alla città arriva dall’abate di San Miniato, padre Bernardo Gianni: «Firenze, fermati!» ha scritto sui social. A «Repubblica» affida un messaggio nel momento più buio delle guerre. Un invito agli amministratori: «Serve una pausa di riflessione, troppe operazioni sbagliate».
La biografia dello scrittore e politico russo Eduard Limonov ad opera dello scrittore francese Emmanuel Carrère comparve in traduzione russa nel 2013: ai russi questo libro non diceva niente di nuovo, visto che lo stesso Limonov aveva scritto tutto di sé nei propri romanzi. La vera novità era il punto d’osservazione da Occidente. La critica della «Literaturnaja gazeta» Tat’jana Šabaeva pare quindi stigmatizzare più l’editore che non l’autore stesso, a cui comunque non risparmia frecciate sul suo sguardo come dall’alto in basso sulla realtà e sulla storia sovietica e russa e sui numerosi scivoloni sul piano della ricostruzione storica.
Alfio Nicotra, nuovo coordinatore della Rete Pace e Disarmo, risponde a Ernesto Galli della Loggia: la guerra non è un «cimento supremo», ma un fallimento — come dimostrano Afghanistan, Iraq e Libia.
https://antropocene.org/index.php/851-perche-i-giovani-cinesi-stanno-riscoprendo-mao
Yinhao Zhang – dottore di ricerca presso il Dipartimento di Studi Asiatici dell’Università di Adelaide e gestore di un popolare account sui social media dedicato alla teoria marxista e alla storia rivoluzionaria cinese – illustra gli aspetti della società cinese contemporanea che contribuiscono al rinnovato interesse per Mao Zedong tra i giovani cinesi. Secondo Zhang, Mao sta catturando l’interesse di una generazione insoddisfatta delle strutture di potere e dei privilegi di classe che hanno accompagnato la neoliberalizzazione dei mercati negli ultimi decenni. Questi giovani stanno rivisitando le radici stesse della Rivoluzione cinese, evocando il desiderio di un futuro politico radicale.
Susan George (1934-2026).
Fonte della foto: https://effimera.org/wp-content/uploads/2026/03/susan-george-agencias-800x807.jpg
Susan George, scomparsa di recente, è stata un politologa, una sociologa e un’attivista. Nata negli Stati Uniti, ha studiato anche alla Sorbona e successivamente si è trasferita in Francia, ottenendo la cittadinanza francese. Ha trasformato l’analisi economica in uno strumento di resistenza, criticando duramente il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e le politiche del cosiddetto Washington Consensus. Tra i suoi testi fondamentali Le vere ragioni della fame mondiale (1976), Il rapporto Lugano (1999), L’America in pugno (2008) e Come vincere la guerra di classe (2013).
In questo ricordo, Giorgio Riolo restituisce tutto lo spessore della figura intellettuale e dell’impegno politico e sociale di Susan George sullo sfondo del movimento altermondista che prende avvio alla fine degli anni Novanta a Seattle, dei Forum sociale mondiale (il primo si tenne a Porto Alegre, nel 2001) e dei movimenti sociali in generale, impegnati contro le diseguaglianze, le guerre, la crisi climatica. Quando un altro mondo sembrava assolutamente possibile…
Filosofia
di Tommaso Fattori*
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È morto Sergio Landucci, uno dei maggiori storici della filosofia che questo Paese abbia mai avuto, per molti di noi un grande e indimenticato maestro. Ricordavamo con una cara amica come iniziasse la presentazione del suo corso con queste parole: “Innanzitutto devo chiarire che sono ateo, marxista e rivoluzionario”. In mezzo a un’accademia già allora avviata verso gli ultraspecialismi e le tecnoignoranze specifiche, Sergio Landucci scriveva con rara profondità pagine fondamentali e decisive su autori ed epoche diverse, da Cartesio a Spinoza, da Kant a Hegel, spaziando dall’etica alla logica. Una cultura immensa, enciclopedica e un acume interpretativo che informavano le sue straordinarie lezioni e le dense chiacchierate a cui mai si sottraeva.
Con la morte di Sergio se ne va un pezzo importante del nostro mondo.
Caro Sergio, grazie, e che la terra ti sia lieve.
17 aprile 2026
Tommaso Fattori*
* Tommaso Fattori, esponente della sinistra fiorentina, promotore dei referendum del 2011 per l’acqua pubblica, organizzatore del Forum Sociale Europeo.
(Tratto dalla pagina Facebook di Tommaso Fattori, 17 aprile 2026).
🔴di Marco Bartalucci*🔴
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Il professore che ho più rispettato nei miei anni universitari. Lo si vedeva in sala lettura di Filosofia consultare libri enormi che si impolverano sugli scaffali. Si sedeva accanto a noi e noi che lo conoscevamo lo guardavamo con rispetto senza farci avvedere. Vederlo così, tra noi, era strano. Ma infondeva anche un certo qual senso di spirito d’emulazione, di voglia di profondità nel nostro studiare che andasse oltre il banale dovere di superare bene un esame.
Anni fa passai per sfizio a rivedere le sale della biblioteca di Lettere allora ancora aperte a chiunque senza bisogno d’esser docente o studente come accade oggi per separare i libri dai non paganti. Mi venne il coraggio di dargli il buongiorno. Lui mi guardò interrogativo senza riconoscermi. Ci separammo con un cenno della testa. Fu l’ultima volta che l’ho visto. Per me un momento di tenerezza: aveva sottobraccio alcuni dei grossi volumi che unico, credo, continuava a consultare. Stava andando certo a sedersi a quei tavoli tra studenti che oramai non lo conoscevano. Si era dimesso infatti da anni per protesta contro le mefitiche riforme dell’università che l’hanno svuotata di gran parte del suo significato. Chissà cosa pensavano di lui i giovani studenti che vedevano quel vecchio tra loro.
Nei suoi anni di professore ordinario era temuto da molti perché disprezzava la superficialità con cui venivano spesso trattati i problemi filosofici da chi gli stava intorno, colleghi e non. Ma lui stesso era a volte disperato circa il senso profondo da dare al filosofare. Ci disse una volta che pensare in modo filosofico forse non era essenziale per l’essere umano quanto lo fosse invece il fare musica. Da studentello appassionato gli risposi con veemenza che non si può fare a meno di porsi certi interrogativi. Ricordo ancora oggi il leggero sorriso e gli occhi fissi nei miei mentre mi augurava buona fortuna e tanto coraggio per il mio futuro.
17 aprile 2026
Marco Bartalucci*
* Già docente di Storia della Filosofia all’Università di Kassel (Germania), membro del CdR di spaziocollettivo.org
Dal sito «AndergrAund rivista»
Intervista a Guido Carpi a cura di Martina Greco e Martina Mecco
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In occasione del centenario dalla morte di Lenin Guido Carpi, professore ordinario di letteratura russa presso l’Università L’Orientale di Napoli e studioso di Vladimir Ul’janov, ha rilasciato un’intervista ad AndergrAund rivista. Guido Carpi è autore di diversi contributi dedicati al rivoluzionario russo, tra cui i due volumi editi da Stilo Editrice Lenin. La formazione di un rivoluzionario – Lenin. Verso la rivoluzione d’Ottobre e la sua ultima fatica per Carocci Editore, Lenin. Il rivoluzionario assoluto. Insieme al Prof. Carpi abbiamo cercato di ricostruire alcuni aspetti della figura di Lenin e di indagare il lavoro di ricerca svolto dallo studioso.
Ringraziamo naturalmente il Professore per averci concesso questa intervista.
Speciale – Omaggio a Romano Luperini Dal blog «La letteratura e noi»
di Romano Luperini
«Ho avuto due maestri di pensiero e di stile saggistico (le due cose sono ovviamente collegate): Fortini e Timpanaro. Diversissimi, sia nel pensiero che nel modo di scrivere».
Dal blog «La letteratura e noi»
Intervista di Alberto Bertino a Romano Luperini
I più recenti testi originali scritti per spaziocollettivo.org:
Letizia Lusini, La parola “GUERRA” 🔴 >>> Vai al racconto >>>
Marco Bartalucci, Germania, qualcosa si muove? 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Antonella Sarti, C’è un club a Wellington… il Club Garibaldi. Il motto è: “Fratellanza, Educazione, Lavoro” 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Stefano Gallerini, Marx nell’Antropocene: anacronismo o attualità? 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Paolo Mencarelli, Per Valerio Strinati 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Paolo Mencarelli, Il comandante “Gracco”, avvocato militante 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Azzurra Falciani, Un festival in fabbrica: la convergenza passa anche dalle pagine dei libri 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Paolo Mencarelli, Recensione del volume: Benedetta Tobagi, Le stragi sono tutte un mistero 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Barbara Cipriani, Diario di una squaw, distopico, ma ci siamo quasi 🔴 >>> Vai al racconto >>>
Stefano Gallerini, Sinistra di classe o sinistra di élite? 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Romano Luperini.
Fonte della foto: https://corrieredisiena.it/news/cronaca/444541/addio-al-professor-romano-luperini.html
Speciale – Omaggio a Romano Luperini Dal blog di Pierluigi Piccini
di Pierluigi Piccini*
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C’è una frase, nell’unico romanzo che Luperini abbia pubblicato con un editore grande — Sellerio, 2008, L’età estrema — che mi è rimasta addosso per anni senza che riuscissi a sistemarla: “Invecchiando, la vita perde valore”. La ricordo perché mi aveva disturbato. Non per la sua brutalità — quella la capivo, anzi la rispettavo — ma perché veniva da un uomo che aveva costruito tutta la sua esistenza intellettuale sul contrario esatto: sull’idea che la letteratura servisse, che la critica militante avesse un senso, che lo studio dei testi potesse essere — parole sue — una palestra di democrazia. Come si tengono insieme queste due cose? Come si crede per cinquant’anni che la cultura cambi il mondo, e poi si scrive che la vita, col tempo, perde valore?
Forse si tengono insieme benissimo. Forse è proprio questa tensione irrisolta il nucleo più onesto del suo lascito. […]
* Ex sindaco di Siena.
Romano Luperini era un intellettuale complessivo, estraneo ai trasformismi di alcuni ex sessantottini e fedele ai conflitti e alle prospettive del moderno.
Dal sito della rivista «Studio»
di Marta Clinco
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L’attesa senza oggetto che racconta – quella di un nemico che non arriva, di un senso che non si materializza – non è mai stata così contemporanea. Rileggere il romanzo di Buzzati o rivedere il film d Zurlini oggi è un’esperienza rivelatrice.
Romano Luperini (6 dicembre 1940 - 11 aprile 2026).
Fonte della foto: https://laletteraturaenoi.it/2026/04/11/romano-luperini-6-dicembre-1940-11-aprile-2026/
Scompare oggi uno dei maggiori intellettuali italiani. Romano Luperini non era solo un critico, storico e teorico della letteratura; egli era anche un appassionato militante politico, sempre pronto a Siena e ovunque a interpretare le vicende del mondo, le contraddizioni, i conflitti della nostra società.
Lo conobbi personalmente trent’anni fa durante le mie ricerche sulle avanguardie per la mia tesi di laurea: mi aveva suggerito di contattarlo un altro grande intellettuale italiano, Sebastiano Timpanaro. Lo rividi poi in altre occasioni, impegnato in dibattiti pubblici invitato dalla federazione senese del mio partito.
Come spaziocollettivo.org onoreremo la memoria di Romano Luperini pubblicando via via alcuni suoi articoli o brevi saggi su vari argomenti, e anche scritti che ricordano la sua figura di grande intellettuale che non ha mai rinunciato all’idea della trasformazione sociale.
11 aprile 2026
L.C.
Vai allo Speciale – Omaggio a Romano Luperini
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Dopo le prime tre edizioni in cui abbiamo ripercorso il passato (le genealogie), il presente (le geografie) e il futuro (le prospettive) della letteratura working class, adesso siamo nella fase più complicata, per la mobilitazione della ex Gkn e per il Festival che ne è strumento di lotta: il vecchio mondo sta morendo e quello nuovo tarda a comparire.
In questa logorante “transizione” – la parola-chiave di questa edizione del Festival – nascono i mostri che indeboliscono la vertenza, ma possono anche emergere nuove energie capaci di completare la transizione. Transizione ecologica dell’impianto, come nei piani della reindustrializzazione dal basso, ma anche transizione verso un mondo nuovo. Diverso da quello orribile che ci propina riarmo, guerre, genocidio, repressione del dissenso, deportazioni di migranti, sessismo e devastazione ambientale. E che ci obbliga a vendere la nostra forza lavoro al prezzo più basso del mercato.
Di fronte a un Consorzio regionale che avrebbe dovuto dichiarare la pubblica utilità dell’area industriale dell’ex Gkn, e che in un anno invece non ha deliberato nulla, faremo il festival «senza chiedere permesso», ispirandoci al titolo di un documentario dedicato all’operaio Pietro Perotti, autore del libro I cessi di Mirafiori. Così come senza chiedere permesso, attraverso l’azionariato popolare, gli operai del Collettivo di fabbrica provano, con mezzi di fortuna e contro tutto, a far partire la reindustrializzazione.
Organizzato da: Edizioni Alegre, Collettivo di fabbrica ex Gkn, Soms Insorgiamo, Arci Firenze
Direttore artistico: Alberto Prunetti