Materiali per una rivoluzione culturale
«Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia».
don Lorenzo Milani
Il capolavoro di Howard Zinn è un intreccio di rigore scientifico e documentario e di passione politica, sorretto dall’ambizione di affrontare l’intera storia moderna di quella parte del Nordamerica che corrisponde agli odierni Stati Uniti: un racconto che attraversa la lotta contro la schiavitù, le origini del movimento operaio, la nascita del primo femminismo, le deportazioni degli indiani e che si configura come un imprescindibile controcanto alla storiografia del consenso e dell’eccezionalismo americano che ha dominato a lungo l’autonarrazione del paese.
Un libro indaga la «rivoluzione cittadina» proposta da La France Insoumise. A partire dai nuovi ceti popolari, e dalla scoperta della riproduzione accanto alla produzione.
Dal «Giornale Critico di Storia delle Idee»
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Negli ultimi trent'anni l'immagine di Gramsci è profondamente cambiata. Parallelamente a una straordinaria diffusione internazionale delle opere, nuovi studi hanno portato a sostanziali progressi in termini di filologia, biografia e pensiero politico.
L'Edizione Nazionale, avviata nel 1990, ha ridefinito l'ordine di composizione dei Quaderni del carcere, ha reso disponibili nuovi documenti, come le lettere ricevute dal detenuto, e ha verificato la datazione e l'attribuzione di scritti giovanili. L'articolo sottolinea l'importanza dell'opera di Gramsci anche a livello strettamente filosofico.
La filosofia della prassi, come critica dell'idealismo e del materialismo, dimostra la presenza decisiva di Karl Marx e Antonio Labriola nell'elaborazione intellettuale di Gramsci e costituisce l'orizzonte teorico che collega le categorie chiave del suo pensiero: egemonia, rivoluzioni passive, americanismo. L'autore considera la teoria della scienza e il concetto di traducibilità come i principali traguardi del modello filosofico proposto nei Quaderni del carcere.
Adriana Dadà, scomparsa a 78 anni.
di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune – Firenze)
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Cordoglio per la morte di Adriana Dadà
È stata una ricercatrice che ha dedicato i suoi studi a un’idea di umanità che è attenta anche a ciò che viene messo ai margini, a ciò che il sistema di potere prova a rendere invisibile. Dopo un primo periodo in cui si è occupata di storia dei movimenti e dei partiti politici, ha scelto di guardare con particolare attenzione alla storia delle migrazioni, tra Ottocento e Novecento, in relazione alla Toscana e individuando le specifiche caratteristiche delle questioni di genere. Il suo metodo di lavoro ha sempre dimostrato una forte capacità di tenere insieme fonti di vario tipo, da quelle istituzionali a quelle orali di carattere informale. Non si è mai sottratta da qualsiasi contesto formativo, mettendosi a disposizione di qualsiasi scuola e realtà le chiedesse aiuto, con «approccio materialista, di classe e libertario».
Ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale all’interno dell’Università degli Studi di Firenze, sostenendo attivamente le lotte sociali, comprese quelle delle classi lavoratrici dell’ateneo. Negli ultimi anni, nel rione di San Jacopino, è stata essenziale nel contribuire alla nascita della Rete Antifascista che ha contrastato il tentativo di Casapound di mantenere la propria sede in via Fontana. È stata decisiva per arrivare all’intitolazione del giardino di via Maragliano a Samb Modou e Diop Mor, dove ogni anno si tiene una cerimonia in occasione dell’anniversario della strage di piazza Dalmazia.
Il suo instancabile impegno a favore della Città si può trovare anche all’interno delle pubblicazioni del Laboratorio perUnaltracittà, con articoli da cui emerge in modo chiaro una cultura urbanistica attenta al bene comune e al territorio, con coscienza storica e consapevolezza dell’importanza dei rapporti di forza.
Rappresenta un esempio della migliore cultura libertaria, diffidente verso qualsiasi burocrazia, anche a sinistra. Una cittadina del mondo e di Firenze, rigorosa in tutte le sue azioni.
Come Sinistra Progetto Comune dobbiamo molto al suo impegno ed esprimiamo un profondo cordoglio, oltre che vicinanza a chi ha avuto la fortuna di poter condividere parti della vita con lei, nella certezza che le lotte di cui faceva parte continueranno.
Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune – Firenze)
(Tratto dalla pagina Facebook dell’autore, 29/01/2026).
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SE L’ANTIFASCISMO È REATO, CI DICHIARIAMO COLPEVOLI
Da un articolo pubblicato oggi sul Manifesto, apprendiamo che la nostra scuola ha destato l’interesse dei giovani di Azione studentesca, che su una loro pagina social pubblicano una circolare interna per ‘denunciare’ un’attività di antifascismo “spacciato come programma didattico”, intesa come “festival del pensiero unico”. Il post prosegue alludendo ai “metodi poco accademici, all’intolleranza e alle aggressioni dei tanti contro i pochi”, si conclude infine con dei consigli alla dirigente e agli insegnanti su come si deve fare scuola, cioè “insegnando il pensiero critico, la voglia di libertà e di impegno per la nostra Nazione” (sic).
Nel mondo alla rovescia in cui stiamo vivendo, capita dunque che noi, insegnanti dell’Istituto Livi, dobbiamo difenderci dal “delitto infamante” di antifascismo, lo facciamo, fintanto che ne avremo la possibilità, con alcune osservazioni:
- L’antifascismo non è uno sfizio o una forzatura ideologica di qualche esagitato, ma un dovere costituzionale di ogni insegnante. Esso discende dalla nostra Carta, frutto della lotta di liberazione e della Resistenza, che alla XII disposizione transitoria finale mette in guardia da ogni rigurgito di restaurazione neofascista. Sappiamo che i fenomeni storici non si ripetono mai integralmente, ma la conoscenza del passato può dare strumenti di decodifica contro la propaganda, le semplificazioni demagogiche, l’ignoranza prepotente che porta sempre a forme – magari nuove – di autoritarismo.
- Essere antifascisti, come testimonia proprio la Costituzione, non è la caratteristica di una determinata parte politica, ma è la premessa di tutte le forze e di tutti gli individui che si riconoscono nella democrazia italiana. Antifasciste furono tutte le forze, che attraversando l’intero arco parlamentare da destra a sinistra, contribuirono alla Resistenza prima e alla stesura della Costituzione poi. Usare la categoria di antifascismo per designare un’appartenenza politica precisa è dunque una mistificazione sul piano ideologico e un errore marchiano sul piano storico.
- Sempre la Costituzione (siamo ripetitivi, ma non abbiamo altra stella polare nel mare in tempesta che è la cronaca nazionale e internazionale di questi tempi cupi) all’art. 33, concede fiducia agli insegnanti, riconoscendo la loro libertà in quanto educatori di organizzare attività didattiche in piena libertà e nel rispetto dei vincoli dettati dalla Carta stessa, che come detto è intrinsecamente antifascista. Tali attività riguardano anche l’educazione civica, materia trasversale che ha come finalità quella di dare delle sollecitazioni, appunto “civiche”, inerenti al vivere associato, ai nostri studenti.
- Altro dunque che “festival del pensiero unico”, la scuola è la piazza delle diversità, il luogo di incontro di culture e etnie diverse che cercano di trovare un punto di convivenza nel sapere come strumento di libertà ed emancipazione. Sono proprio questi principi di rispetto e di inclusione che spesso faticano a manifestarsi al di fuori delle nostre aule e a cui teniamo in modo particolare. La scuola è il luogo dove davvero si prova a rendere vivo l’art. 3 della Costituzione, lottando ogni giorno in modo attivo contro ogni forma di discriminazione.
- Dunque nessun “catechismo politico”, la nostra idea di insegnamento è laica e rispettosa di ogni orientamento culturale, ma non può essere ciò che forse vorrebbero questi giovani nostalgici, cioè “la scuola fascista in cui lo studio è concepito come formazione di maturità che attua il principio d’una cultura del popolo, ispirata agli eterni valori della razza italiana e della sua civiltà” (Carta della scuola fascista, 1939).
- La nostra scuola non è un’isola: le nostre iniziative si sono sempre inserite in un più ampio contesto di rete territoriale che comprende le istituzioni (i Comuni di Prato e Montemurlo, il Carcere, la Questura, il Museo della Deportazione e della Resistenza) a testimonianza che i nostri valori sono condivisi da chiunque operi nel solco costituzionale.
- Quanto alle allusioni un po’ melliflue della “vigliaccheria dei tanti contro i pochi”: siamo contro ogni forma di violenza e condanniamo ogni intimidazione, anche quella di chi affigge striscioni all’esterno di una scuola per stigmatizzarne le attività (è successo più volte al Livi) invece di cercare un confronto aperto e democratico nei luoghi a ciò deputati.
- Concludiamo dicendo che le liste di proscrizione e le raccomandazioni quasi intimidatorie (“la scuola farebbe meglio…”) non ci dissuaderanno dal fare in piena serenità il nostro lavoro: non siamo eroi, come pelosamente in altri tempi alcuni politici ci definirono, vogliamo solo essere cittadini liberi che difendono un prezioso “organo costituzionale” (così la scuola pubblica secondo Piero Calamandrei) e che agiscono nei modi e nei metodi tracciati proprio dalla Carta Costituzionale, legge fondamentale del nostro Stato.
116 docenti dell'IIS Livi-Brunelleschi di Prato
Dal giornale «il Fatto Quotidiano»
di Matteo Jessoula e Pablo Bustindy*
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Le 4 direttrici: Madrid ha alzato il suo salario minimo del 70%, ridotto precarietà e povertà con un reddito garantito in una cornice di politiche economiche keynesiane. Anche in UE è possibile un’agenda progressista.
Per una ripresa del dibattito sulla sinistra.
L’opinione di un amico iraniano 🇮🇷
di Farrokh Bavar
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Dall’amico Farrokh Bavar, architetto e artista iraniano che vive in Italia, riceviamo un breve commento sulla proposta al Parlamento europeo di inserire i Guardiani della Rivoluzione tra i gruppi terroristici e sull’attuale attività diplomatica che si svolge intorno all’Iran. Volentieri lo pubblichiamo.
Dal giornale inglese «Morning Star»
Intervista a Mohammad Omidvar (Partito Tudeh)
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Mohammad Omidvar, figura di spicco del Partito Tudeh iraniano, afferma al Morning Star che le proteste di massa sono radicate nella povertà, nella corruzione e nel regime neoliberista e mette in guardia contro la rinascita monarchica e il cambio di regime progettato dagli Stati Uniti.
Ali Shariati (1933-1977).
Fonte della foto: https://it.wikipedia.org/wiki/Ali_Shariati#/media/File:Dr_Ali_Shariati.jpg
Dal quotidiano «il manifesto»
di Stella Morgana
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Ali Shariati ha proposto una visione dello sciismo come una questione di lotta di classe e di giustizia sociale. E ancora oggi si confronta con la Repubblica Islamica.
Alessandro Fanetti con un compagno, lettore del quotidiano di Santiago de Cuba «Sierra Maestra».
Autore della foto: © Alessandro Fanetti.
Alessandro Fanetti, senese, analista geopolitico, responsabile del dipartimento America Latina del CESEM (Centro Studi Eurasia e Mediterraneo), uno dei massimi studiosi in Italia delle teorie sul multipolarismo, è autore di due libri: Russia: alla ricerca della Potenza perduta (Eiffel Edizioni, 2021) e America latina & Caraibi: «Alba e cuore» del nuovo mondo multipolare. Lotte, indipendenza e unità dell’area decisiva della geopolitica mondiale (Eiffel Edizioni, 2024).
Nel gennaio 2026 ha partecipato a dei convegni a Cuba, è stato a L’Avana e a Santiago; ha soggiornato nell’isola caraibica proprio nei giorni dell’aggressione imperialista nordamericana al Venezuela, che ha visto la forte risposta dei cubani con alla testa il loro presidente Miguel Diaz-Canel.
Alessandro ha gentilmente condiviso con spaziocollettivo.org 50 foto scattate durante il suo soggiorno, e lo ringraziamo per questo.
Il presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel alla manifestazione contro l’aggressione statunitense al Venezuela e per ricordare i 32 caduti cubani durante l’operazione di rapimento del presidente Nicolás Maduro.
Autore della foto: © Alessandro Fanetti.
Pasolini davanti alla tomba di Gramsci (1970 ca.)
Autore della foto: Ansa.
Fonte della foto: https://it.wikipedia.org/wiki/Le_ceneri_di_Gramsci#/media/File:Gramsci_Pasolini.jpg
Le ceneri di Gramsci (1954) fa la differenza tra Pasolini e tutti gli altri poeti, scrittori del suo tempo perché in ogni sua opera poetica fa emergere questa equazione unica e irripetibile, originalità e diversità che insieme producono una grande bellezza. Originalità di scrittura e di genio poetico.
Pasolini, quella sera di maggio, visita il Cimitero degli inglesi a Roma al crepuscolo di un pomeriggio mentre percepisce che il giorno è freddo e grigio come se fosse una giornata autunnale. Tra Porta San Paolo e Testaccio, la strada nuda e deserta, immota era immersa in una luce vivida che di sbieco illuminava le pietre brune e le rovine della mura aureliane.
Egli si accorge che in questa giornata tutte le sue speranze e illusioni di rifare la sua vita personale e di cambiare l’Italia sono svanite. Il grigio del cielo, il verde scuro dei pini e dei cipressi, il rosa e l’ocra dei mattoni delle case, erano spenti.
Quella sera di maggio, adagiato su un lieve declivio ai piedi della Piramide Cestia, emerge il Cimitero degli Inglesi, con una selva di tombe di pietra in un labirinto di siepi annegate nella penombra dei muri lacerati. Tutto era velato come certi fotogrammi di un vecchio film.
A questo punto si rivolge a Gramsci, sepolto nella tomba di quel cimitero, non lontano da John Keats e Percy Bysshe Shelley, e Pasolini dice che lui, nel maggio del 1919, aveva avuto la forza e anche il coraggio di “delineare l’ideale che illuminava” con la speranza di cambiare l’Italia e “già con la sua magra mano” scriveva l’ideale (politico e filosofico) che ancora oggi illumina il silenzio di Pasolini.
Però Gramsci, “umile fratello” del nostro poeta, non può più guidargli, perché è sepolto e confinato in quel cimitero; al cimitero arriva solo dal quartieri limitrofo, il Testaccio, qualche colpo di martello mentre “intorno spiove”.
(Città Pasolini)
Le ceneri di Gramsci
I
Non è di maggio questa impura aria
che il buio giardino straniero
fa ancora più buio, o l’abbaglia
con cieche schiarite... questo cielo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo
alle curve del Tevere, ai turchini
monti del Lazio... Spande una mortale
pace, disamorata come i nostri destini,
tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,
la fine del decennio in cui ci appare
tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo...
Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,
quanto meno sventato e impuramente
sano
dei nostri padri – non padre, ma umile
fratello – già con la tua magra mano
delineavi l’ideale che illumina
(ma non per noi: tu morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell’umido
giardino) questo silenzio. Non puoi,
lo vedi?, che riposare in questo sito
estraneo, ancora confinato. Noia
patrizia ti è intorno. E, sbiadito,
solo ti giunge qualche colpo d’incudine
dalle officine di Testaccio, sopito
nel vespro: tra misere tettoie, nudi
mucchi di latta, ferrivecchi, dove
cantando vizioso un garzone già chiude
la sua giornata, mentre intorno spiove. […]
L’Avana, 16 gennaio 2026.
Autore della foto: Alessandro Fanetti.
Fonte della foto: https://sites.google.com/view/spaziocollettivo/internazionale?authuser=0#h.68byn2rq14pl
Si commemorano i martiri cubani uccisi durante il rapimento del Presidente Venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. La corrispondenza di Alessandro Fanetti dall’Avana.
Cina socialista, capitalista o…? / 5 🇨🇳
Dal sito del «Collettivo Le Gauche»
di Collettivo Le Gauche
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Uno studio approfondito sullo sviluppo dell’industria automobilistica cinese tra innovazione tecnologica e grande capacità produttiva da una parte e contraddizioni nel mondo del lavoro dall’altra.
«La complessità della trasformazione dell’industria automobilistica cinese delinea una traiettoria che non ha eguali nel panorama industriale globale. Si tratta di una metamorfosi che ha convertito un sistema di autarchia socialista, frammentato e tecnologicamente obsoleto, in una macchina da guerra economica definita da una triplice alleanza a guida statale. […] Il punto di svolta è avvenuto quando la Cina, preparandosi all’ingresso nel WTO, ha iniziato a smantellare queste protezioni, esponendo il settore a un’ondata di nuovi concorrenti globali e produttori privati locali aggressivi come Chery e Geely. Questo ha segnato la fine dell’epoca dei profitti facili e ha costretto le aziende a una ristrutturazione brutale basata sulla lean production e sull’efficienza estrema. […] Ad un nucleo protetto di lavoratori formali, eredi dei privilegi della ciotola di ferro maoista, si affianca una massa crescente di lavoratori temporanei e flessibili, privi di tutele e sottopagati, che assorbono gli urti della volatilità del mercato. Questo sistema duale permette alle imprese di estrarre il massimo valore dal vantaggio comparato rappresentato da una manodopera instancabile e disciplinata, pur navigando tra le tensioni di una base operaia che possiede ancora una forte coscienza dei propri diritti storici.»
Dal giornale «il Fatto Quotidiano»
In libreria il volume
Hauke Ritz
(Fazi Editore, 2026, pp. 325, euro 20,00)
Estratto della Prefazione di Luciano Canfora
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Le ragioni dell’antagonismo che negli ultimi anni è sfociato in un'irrazionale fobia: la crisi storica dell'Europa e la sua colonizzazione Usa, oggi sempre più visibile. Così avanza il nichilismo guerrafondaio.
Dal sito «Pulp Magazine»
Walter Catalano recensisce il volume
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«Ogni linguaggio mitologico, sloganistico, dogmatico e populista, fatto di semplificazione e irrazionalità, è macchina mitologica che produce idee senza parole, astrazioni adialettiche, concetti vuoti che una volta smascherati perdono il loro potenziale seduttivo: gli elementi comprensivi e qualificanti oltre che del fascismo eterno di Eco, anche di fenomeni contemporanei come suprematismo, berlusconismo e leghismo. Ecco perché la destra odia Jesi, ecco perché bisogna leggerlo».
Il deputato comunista israeliano Ofer Cassif.
Autrice della foto: Annaflavia Merluzzi.
Fonte della foto: https://www.facebook.com/photo?fbid=1171116255182100&set=a.516459670647765
Dal sito di «MicroMega»
di Annaflavia Merluzzi
Le battaglie del deputato comunista Ofer Cassif, che ci parla di violazioni dei diritti, censura e repressione in Israele.
«La vita di Jack London è forse il più riuscito dei suoi romanzi: nato illegittimo, figlio di un astrologo ambulante irlandese: William Henry Chaney, adottato da un vecchio reduce della Guerra Civile, John London, che sposa la madre Flora Wellman e gli dà il suo nome, è costretto dai dissesti familiari a confrontarsi subito con gli orrori della fabbrica e della condizione operaia: a 13 anni già si rompe la schiena dalle 12 alle 18 ore il giorno.
Si ribella: conosce i bassifondi della Costa dei Barbari californiana, prima come contrabbandiere poi come guardiacoste; percorre l’America con gli hobos e i vagabondi; viene arrestato; si imbarca come marinaio verso il Mar del Giappone a caccia di foche; partecipa senza fortuna alla corsa all’oro nel Klondike; diventa socialista e rivoluzionario – membro dal 1896 del Socialist Labor Party che lascerà nel 1901 per il Socialist Party of America – e contemporaneamente si iscrive all’Università cercando il suo riscatto attraverso la cultura borghese».
«C’è chi di recente (Nicola Lagioia) ha messo in dubbio le convinzioni socialiste e rivoluzionarie di Jack London, tanto da definire i conflitti sociali che gli stanno a cuore “occasione”, “contesto”, “apparato scenografico”. Ora, nell’edizione francese delle opere di London, curata da Francis Lacassin (Laffont, 1990), il volume sesto, dedicato ai saggi, ai romanzi, ai racconti, agli articoli di London incentrati sul tema della lotta di classe, conta quasi duemila pagine. E mancano molti suoi interventi sulle riviste […] di sinistra, nonché i testi, mai registrati, di centinaia di conferenze e di comizi a favore prima del Socialist Labor Party, poi del Socialist Party of America.
Come si fa a dire che il conflitto di classe fosse, per l’autore di una quantità tanto imponente di interventi, puro “apparato scenografico”? Certi critici e prefatori dovrebbero, prima di pronunciarsi, informarsi un po’ meglio sull’assieme delle opere dello scrittore che intendono analizzare, e magari sulla sua vita — se non è chiedere troppo. Certo, Lagioia dice, a sua giustificazione, di appartenere a una generazione “cresciuta senza Dio e senza Marx”. Me ne dispiace per lui. Jack London, di sicuro, non era della stessa pasta».
Dalla rivista «Il Grandevetro»
di Maria Beatrice Di Castri
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In questo articolo dell’estate 2021 (la fase in cui si cercava con fatica di ritornare alla normalità della vita civile dopo i disastri della pandemia) la nostra amica e compagna Maria Beatrice Di Castri ripercorre il cammino di una generazione che aveva trovato nel movimento della Pantera e poi nelle lotte anti-globalizzazione la possibilità di lasciare un segno importante nella vita politica e sociale nazionale e internazionale.
DOCUMENTI
Condanniamo inequivocabilmente qualsiasi intervento dell’imperialismo statunitense, dello Stato genocida israeliano e dei loro complici interni nei delicati sviluppi del nostro Paese!
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